Chiese

Chiesa di San Nicolò Vescovo, Duomo di Argenta

Chiesa madre del Vicariato di Argenta e Portomaggiore

Chiamata a suo tempo San Nicolò in Borgo per la sua posizione centrale, l’attuale chiesa è stata completamente costruita e completata nel 1954, sui resti della precedente andata completamente distrutta dal bombardamento inglese la sera del 12 aprile 1945.

La primitiva chiesa dedicata al Vescovo di Bari venne edificata presumibilmente nel VII secolo. Si sa che fu ricostruita all’inizio del XII secolo e consacrata il 23 gennaio 1122. Nel XIII secolo la parrocchia di Argenta fu qui trasferita dall’antica Pieve di San Giorgio VI secolo.

L’edificio venne completamente rifatto in stile rinascimentale nel 1500 e consacrato nel 1954. Seriamente danneggiata dal terremoto del 19 marzo 1924, che distrusse torri, mura, chiese, case e palazzi, (vedi Santuario della Celletta) , fu successivamente ricostruita.

All’interno vi è la tomba del Servo di Dio Don Giovanni Minzoni, le cui spoglie furono traslate il 2 ottobre 1983 da Ravenna, dove era stato sepolto dopo la morte per volere della madre.

Il sepolcro è stato visitato da S.S. San Giovanni Paolo II (23 settembre 1990), da tre Presidenti della Repubblica: Giovanni Leone (13 ottobre 1973), Francesco Cossiga (23 settembre 1990) e Oscar Luigi Scalfaro (31 marzo 1995). Hanno poi fatto molti Presidenti di Camera e Senato e di alte cariche dello Stato.

All’esterno il monumento in bronzo di 3 metri, progettato dal prof. Angelo Biancini e realizzato nel 1973, in occasione della ricorrenza dei 50° del sacrificio del Martire, con la sottoscrizione di 110 comuni italiani.

A cura di Sergio Caranti (2023)

Chiesa di San Giacomo Maggiore apostolo

La prima chiesa è stata edificata nel 1160; distrutta e ricostruita più volte, quella di oggi è la quinta. È stata la prima chiesa arcipretale di Argenta.

La prima menzione che la riguarda risale al 22 giugno 1169, quando papa Alessandro III concesse o confermò ai Canonici della Metropolitana di Ravenna varie chiese  tra le quali quella di San Giacomo chiamata “novam cappellam Sancti Jacobi”.

Una epigrafe del tempio attestava la chiesa eretta nel 1160.

Da una pergamena dell’Archivio storico Arcivescovile di Ravenna (L.4720) si evince che nel 1214 la Chiesa di San Giacomo era retta da un certo “Albertus rector”.

Durante il secondo conflitto mondiale, la sera del 12 aprile 1945, Argenta fu praticamente distrutta da un tremendo bombardamento aereo inglese. Anche la chiesa di San Giacomo Maggiore, pur periferica, venne seriamente danneggiata e si procedette alla sua ricostruzione negli anni immediatamente successivi la guerra.

A cura di Sergio Caranti (2023)

Miracolosa Immagine di Santa Maria

Santuario Madonna della Celletta

Monumento nazionale  (XVII secolo)

Nell’anno 1490 un certo Gianpaolo Fanti eresse sul greto del vecchio Po di Primaro, una piccola e modesta cappella con dipinto l’Immagine di Maria Santissima col Divino suo Figliolo. Quale voto per essersi salvati, lui e la moglie, dopo essere caduti nel fiume in calesse a causa di  un temporale che aveva impaurito il cavallo.

Per secoli gli argentani vennero a quella cappella per venerare l’Immagine di Nostra Signora che con dignità da Matrona sta seduta sotto un padiglione color di rosa e a cui scende dal capo sino all’estremità dei piedi un manto celeste. Ritto sulle ginocchia Le sta il suo Divino Infante, il quale con una mano benedice e con l’altra sostiene il mondo. La piccola cappella attrasse per la venerazione della Madre di Dio nel tempo un gran numero di fedeli, sia per lo scioglimento di voti sia per miracolose grazie ricevute.

Nel fiume, oggi chiamato Reno, vennero immessi in epoche successive molti confluenti che regolarmente facevano tracimare le acque, impaludando così la piccola cappella chiamata dal popolo Celletta.

Nel 1580 il Consiglio comunale, aderendo alle molteplici richieste della popolazione, eresse qui in zona più sicura una piccola chiesa, trasportandovi all’interno la parte di muro ove stava dipinto la sacra Effigie di Maria Santissima. Il pennello di Francesco Balestri argentano con maestria la rinfrescò, aggiungendo per ordine del Magistrato le immagini di San Nicolò e San Giacomo Maggiore, titolari delle due parrocchie di Argenta.

Attorno all’anno 1605 alla Celletta si registrarono fatti miracolosi: la guarigione di un muto, di una spiritata e quella inaspettata di tal Lorenzo Valdegrani. Si ha pure in quell’anno da parte di Sigismonda Costi, contadina, la visione della Madonna che promise grazie a quanti se ne rendessero meritevoli in aggiunta al digiuno per tre sabati. Questi fatti fecero in modo che sempre in maggior numero le popolazioni dei paesi vicini venissero a pregare al Santuario della Celletta.   

Il 23 novembre 1606 il Cardinale Pietro Aldobrandini, Arcivescovo metropolita di Ravenna, con il titolo “La Visitazione della Celletta”, nominava la chiesetta a Beneficio semplice, con l’obbligo al sacerdote di celebrare la Messa nei giorni festivi ed al sabato. L’alto prelato stabilì anche un lascito per l’erezione di un tempio più grande. Il Magistrato di Argenta assicurò poi la somma necessaria per completare la costruzione. In questa occasione l’Arcivescovo investì il Municipio del diritto di nomina del Benefizio.

Il 13 febbraio del 1607 iniziarono i lavori. L’architetto Marco Nicolò Balestri di Argenta progettò l’opera e ne diresse l’esecuzione. Due anni dopo venne però a mancare. Il Consiglio comunale si rivolse allora al famoso Giovanni Battista Aleotti detto l’Argenta, noto architetto, ingegnere idraulico, scenografo, già al servizio di diverse Corti italiane, che completò in pochi anni l’opera, disegnandone pure la Tribuna e l’Altare Maggiore, realizzata in splendidi marmi.

È scritto in alcuni libri dell’epoca che nel settembre del 1619 ammontavano a diverse decine di migliaia gli ex voto, di diverse fogge, lasciati come ringraziamento negli anni dai devoti nel Santuario.

Nella notte del 19 marzo 1624, dalle ore 21,30, un tremendo terremoto con trentasette potenti scosse flagellò Argenta e i vicini paesi di San Biagio, Bando e Boccalone. Le possenti mura con 24 torri, le varie chiese e centinaia di case e palazzi furono pressoché rasi al suolo. Quasi tutte le costruzioni della cittadina, che vantava ben quindicimila anime, furono smembrate o distrutte. Due miracoli avvennero nell’occasione: da quel flagello di rovine si salvò quasi tutta la popolazione, solamente venticinque persone perirono; mentre il Tempio della Celletta venne pressoché preservato. Fu evidente alla popolazione che Maria Santissima, in una così spaventevole calamità, volle dare una prova della Sua potenza e del suo amore verso gli Argentani. Il giorno dopo tutta la popolazione, partendo dalla centrale Chiesa dei Cappuccini, la meno devastata, si avviarono processionalmente alla Celletta gridando misericordia e perdono.

Nel maggio del 1624 il Tempio, splendidamente addobbato dall’Aleotti, venne consacrato con il nome di Santa Maria della Celletta in un tripudio di canti. Ventiquattro uomini, delle quattro Confraternite di Argenta, trasportarono il muro con il sacro dipinto nel luogo designato. La chiesa ospitava, tra le altre preziose opere, una bellissima tela dipinta da Benvenuto Tisi detto il Garofalo che oggi si trova nel Museo civico (Madonna col Bambino tra i Santi Lazzaro e Giobbe).

La chiesa, di proprietà della Comunità argentana, venne chiusa dall’Amministrazione comunale socialista nel 1909. Don Giovanni Minzoni, arciprete di Argenta, oggi Servo di Dio, ripetutamente si attivò per riaprirla al culto, cosa che avvenne il 7 ottobre 1921 con un’ampissima partecipazione della popolazione alle preghiere.

All’interno sono tumulati i resti degli architetti Marco Nicolò Balestri e Giovanni Battista Aleotti. Vi si trova pure la tomba di Mons. Giovanni Mesini, argentano, noto studioso di Dante

Il tempio venne gravemente danneggiato dalla guerra nel 1944 e restaurato nel 1954; la possente e quadrata torre campanaria che svettava li vicino non venne più ricostruita.

* Notizie liberamente tratte da Sergio Caranti da omonima pubblicazione del 1761

  di Francesco Leopoldo Bertoldi, presbitero, poeta e storico argentano.

La Pieve di San Giorgio

  (VI secolo)

La Pieve dedicata a San Giorgio fu fondata attorno all’anno 569 per volere di Agnello, Vescovo di Ravenna. È una delle chiese più antiche dell’Emilia-Romagna e fra i primi luoghi di culto cristiano della provincia di Ferrara. L’Arcidiocesi di Ravenna, che per secoli ha sempre vantato diritti, proprietà ed esercitato funzioni amministrative sulle terre di Argenta, ha attribuito a questa chiesa fin dalla sua fondazione un ruolo fondamentale nell’opera di evangelizzazione presso le popolazioni rurali insediate nel territorio, per questo la Pieve conteneva una fonte battesimale.

La piccola chiesa nasce con una pianta ad un’unica navata, pavimentata a mosaico policromo, le cui tracce sono state trovate sotto l’area absidale, costituito da un motivo a foglie di acanto con uccelli. L’edificio era anche intonacato e dipinto.  L’altare bizantino in marmo, che risale alla fondazione della chiesa, è confrontabile con quello di Pomposa, fatto realizzare da un predecessore del Vescovo Agnello. Ai lati del timpano spiccano due agnelli crociferi, mentre due palmette concludono la decorazione ai lati degli archi conchigliati. L’altare venne smantellato nel 1952, in occasione dei notevoli interventi di restauro che ebbero lo scopo di restituire dopo secoli di abbandono l’antico edificio al culto; fu allora che la lastra venne inglobata in un moderno cippo in muratura.

Attorno al XII secolo il Vescovo Gualtiero apporta notevoli migliorie: la chiesa viene ampliata a tre navate, con abside pentagonale e viene commissionato il portale.

Nelle tre sessioni di scavi effettuate negli anni ’80 – buona parte del piano originario della Pieve si trova oltre tre metri sotto l’attuale livello del suolo – sono stati rinvenuti reperti risalenti all’Alto Medioevo: parti del mosaico che decoravano l’originario pavimento, frammenti di decorazioni murarie, affresco risalente al IX secolo, fibbia da cintura di tipo ostrogoto (materiali oggi custoditi presso il Museo civico di Argenta, nella chiesa di San Domenico, inizi XVI secolo; aperto nei pomeriggi di sabato e festivi. Per informazioni: I.A.T. Argenta 0532.330.276).

Il bel portale marmoreo, datato 1122, è opera di Giovanni da Modigliana. Costruito in parte con marmo greco proveniente da monumenti funerari romani, rappresenta con efficace sintesi i mesi dell’anno. Di origine diversa il marmo della lunetta: nella sezione centrale è scolpito il martirio di San Giorgio con il corpo inarcato sulla ruota e stretto da due torturatori, sotto la mano del Padre celeste le cui dita stese significano la volontà divina; all’esterno un tralcio abitato che include otto figure umane e sei uccelli che beccano grappoli d’uva. Lungo i listelli superiore e inferiore in latino è scritto: “Nell’anno del Signore 1122, risplendono qui le fulgide opere scolpite da Giovanni da Mutiliano per il quale coloro che vedono innalzino una prece quotidiana”. Nell’architrave due grifoni affiancano alcune figure centrali oggi scalpellate: probabilmente Adamo ed Eva ignudi, prima del peccato. Ai lati, nell’imposta di sinistra sono raffigurati i beati, mentre in quella di destra i dannati. Sul fronte degli stipiti i dodici mesi raffigurano i lavori del ciclo agricolo annuale, soggetti frequenti nell’arte del medioevo cristiano: a sinistra, dal basso verso l’alto, i mesi da gennaio a giugno; a destra nello stesso ordine i mesi da luglio a dicembre. Secondo molti esperti l’intero portale, per la perfetta resa dell’anatomia e del gesto delle figure, è un’opera ragguardevole alle origini della scultura medioevale padana.

Dal XIII secolo, per i continui allagamenti dovuti all’innalzamento del Po di Primaro, si assiste al progressivo abbandono dell’insediamento religioso; nel 1252 avviene il trasferimento del fonte battesimale alla Chiesa dedicata a San Nicolò, sull’altra sponda del fiume, nel borgo di Argenta. La chiesa mantenne il titolo di Pieve fino al 1290.

A causa del suo stato di abbandono alla fine del 1.500 si rendono necessari lavori di risanamento che portano probabilmente alla demolizione delle due navate laterali, lasciando l’edificio ad aula unica come si presenta oggi.

A cura di Sergio Caranti

Per informazioni: Parrocchia di Argenta, tel. 0532.413.980 (ore pasti).